martedì 24 novembre 2009

Psicoterapia o Counseling? di Silvia Foschetti

Come e perché e quando funziona la Psicoterapia
Molte persone ancora non sanno come funziona un percorso di psicoterapia o di counseling, non solo per la complessità dell’argomento e per le molte credenze distorte al riguardo, ma anche perché è soltanto da pochi anni che, almeno in Italia, si è diffusa la prassi del consenso informato, di cui si è iniziato a parlare nel 1948 con la Dichiarazione di Ginevra e che è entrato nel lessico legale negli U.S.A. soltanto nel 1957.
Credo perciò che sia importante far conoscere le modalità di funzionamento di un intervento di questo tipo, almeno per quanto possa servire a chi legge per decidere se in questo ambito può trovare l’aiuto adatto a se stesso.
Come funziona la psicoterapia?
Alla base della sua efficacia sta il presupposto che la personalità degli individui si formi da un’interazione fra il bagaglio genetico e l’esperienza che ciascuno fa nel momento in cui ancora la personalità non si è formata e le strutture mentali sono ancora molto plastiche, cioè nel periodo che va dall’infanzia alla fine dell’adolescenza.
In base a questo presupposto si sostiene che, se in seguito ad esperienze disfunzionali o dannose, un individuo non ha potuto svilupparsi liberamente e autenticamente, a contatto con una persona (lo psicoterapeuta), in grado di porsi esclusivamente in funzione della crescita dell’altro senza nessun’altra aspettativa e senza nessun bisogno personale (se non il pagamento della parcella), tale individuo ritroverà la strada per diventare veramente quello che è.
In generale la psicoterapia è l’intervento d’elezione nel caso in cui il disagio (in presenza o assenza di sintomatologia) sia pervasivo, duraturo e scarsamente o per niente flessibile e sia correlato a disfunzionalità intrapsichiche e interpersonali strutturate e complesse
Oltre ad una formazione basata sul “saper essere” in una sana relazione con l’altro, uno psicoterapeuta è anche formato sul piano del “saper fare”, cioè del saper utilizzare le tecniche a volte indispensabili per affrontare una sintomatologia cronicizzata. A questo riguardo si è aperto il dibattito, fra i differenti indirizzi psicoterapeutici, su quale siano le tecniche più efficaci, ma non è questa la sede per affrontare tale argomento. Quello che è importante dire, dal punto di vista di una psicoterapeuta integrata come me, è che dai tentativi di dimostrare il primato di un modello teorico-operativo rispetto agli altri si è passati (a partire dagli anni ‘80 negli USA) a mettere in evidenza ciò che di efficace risiede in ciascuno di essi. Viene così data rilevanza ai fattori comuni, che la ricerca empirica ha evidenziato come determinanti nella riuscita dell’intervento sia di Psicoterapia che di Counseling.
La più importante ricerca del secolo è stata effettuata nel ’95 dal Consumer Reports (Rivista dei consumatori statunitensi) su 4000 persone che “negli ultimi tre anni avessero avuto stress o altri problemi emotivi per cui avevano cercato aiuto da una qualsiasi delle seguenti categorie di persone: amici, parenti o un membro della chiesa; un professionista della salute mentale; il medico di famiglia; un gruppo di supporto”. Tra i risultati è emerso che: nessuna modalità specifica di psicoterapia ha funzionato meglio di un’altra per qualsiasi problema.
Fortunatamente il generale declino della lotta ideologica tra orientamenti differenti ha favorito il confronto tra le diverse teorie e modi di fare terapia e in questo ambito si è sviluppato un dibattito su quali siano i fattori che rendono efficace la psicoterapia. Le ricerche sui fattori comuni hanno preso il via dal riscontro dell’insostenibilità dell’efficacia assoluta di un trattamento rispetto a un altro, per cui l’attenzione si è orientata a quei processi di cambiamento che attraversano in modo trasversale tutti i modelli terapeutici. Il principale fattore comune risiede nella qualità della relazione, determinata dal clima di accoglienza e fiducia, dalla corrispondenza delle aspettative psicoterapeuta-cliente e dall’alleanza collaborativa motivazionale.
Ecco dunque che si fa strada il movimento per l’Integrazione


Come e perché e quando funziona il Counseling
Mentre la Psicoterapia interviene sulla psicopatologia e sui disturbi o le disfunzioni della personalità per curare sintomi e per ristrutturare la personalità e perciò ha una durata medio-lunga (da uno a molti anni), il Counseling interviene sulle crisi e rotture degli equilibri esistenziali che comunemente capitano durante il corso della vita, e per affrontare le quali in quel momento l’individuo sente di non avere risorse a disposizione. Si applica anche nel caso in cui ci sia la necessità sia di risolvere problemi specifici e prendere decisioni complesse (affrontare un cambiamento di lavoro, di residenza, una separazione, un lutto, ecc) ed ha una durata breve (circa dieci incontri). Può anche avere degli obiettivi psico-educativi, nel senso che può essere utilizzato per insegnare modalità che migliorano il modo di relazionarsi agli altri, nel caso in cui sia sufficiente apprendere modalità di comunicazione mai o poco praticate nel corso della vita.
Lo possiamo considerare un grande strumento preventivo perché, sviluppando la conoscenza di sé e delle relazioni e trasmettendo competenze comunicative e relazionali, consente alle persone l’acquisizione di una maggiore consapevolezza di se stessi e degli altri e una maggior capacità di compiere scelte consapevoli e di avere un atteggiamento propositivo e responsabile rispetto alla propria vita. Il fine è dunque quello di fornire un insieme di abilità per aiutare le persone ad aiutarsi.
Il presupposto è che la persona debba soltanto essere aiutata a ritrovare le risorse che ha già a disposizione ma che momentaneamente ha smarrito di fronte a situazioni od ostacoli nuovi nel suo percorso di vita.
Funziona quando il cliente ha bisogno di ritrovare o sperimentare più consapevolmente ed efficacemente la capacità di aiutare se stesso, attraverso una migliore conoscenza di sé e delle risorse personali e sociali che ha a disposizione.
“il counselor può indicare le opzioni di cui il cliente dispone e aiutarlo a seguire quella che sceglierà. Il counselor può aiutare il cliente a esaminare dettagliatamente le situazioni o i comportamenti che si sono rivelati problematici e trovare un punto piccolo ma cruciale da cui sia possibile originare qualche cambiamento. Qualunque approccio usi il counselor […] lo scopo fondamentale è l’autonomia del cliente: che possa fare le sue scelte, prendere le sue decisioni e porle in essere”( British Association for Conseling 1990)
Il Counseling è focalizzato sul concetto di salute, non più inteso come assenza di malattia, ma come sviluppo e promozione del benessere della persona; aiuta la persona nella scoperta del proprio potenziale promuovendo la sicurezza di sé e la sensazione di autoefficacia.

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A volte le persone non iniziano nessun tipo di percorso per il timore, talvolta inconsapevole, di scoprire qualcosa che le spaventerebbe o che sarebbe troppo doloroso approfondire. In questo caso, mi piace utilizzare la metafora dell’auto per spiegare che si può essere aiutati quanto e fin dove si decida, come quando andiamo dal meccanico e decidiamo quante riparazioni far fare alla nostra auto: seguire un percorso di psicoterapia significa decidere di fare una revisione completa dell’auto, riparando il motore e la carrozzeria; seguire un percorso di Counseling significa decidere di rimettere a posto soltanto quanto serve in quel momento per ripartire. Certamente, sarà compito del “meccanico” onesto informarvi su quali potranno essere i risultati del lavoro che gli chiedete, ma la libertà di decidere come “viaggiare” sarà sempre la vostra e il bravo “meccanico” la rispetterà.

Autore: Dott.ssa Silvia Foschetti (Firenze, Arezzo)

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venerdì 15 maggio 2009

EMDR. Trattamento per i traumi irrisolti...di Jolanta Burzynska


EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) o Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari è un metodo psicoterapeutico elaborato nel 1987 da Francine Shapiro. E' considerato uno dei trattamenti più efficaci e più veloci, accanto alla terapia cognitivo-comportamentale, per la cura del Disturbo Post-traumatico da Stress.
E' un metodo complesso che unisce elementi teorici della scuola psicodinamica, cognitivo-comportamentale e centrata sul cliente, può perciò arricchire con successo l'operato dei terapeuti provenienti da queste scuole, ma può essere facilmente integrato anche con altri interventi terapeutici, come quelli della Gestalt, della bioenergetica, ACT o della terapia umanistica integrata. Lo strumento principale del metodo è la stimolazione bilaterale attraverso movimenti oculari, tamburellamenti, toni uditivi, che favoriscono con un meccanismo non ancora del tutto chiaro, elaborazione del ricordo traumatico nelle sue componenti cognitive, emotive e somatiche.
L'evento traumatico può interferire con un normale processo di immagazzinamento dei ricordi nella memoria i quali perciò, nella situazione patologica vengono rivissuti dal paziente come se il fatto succedesse di nuovo. Il paziente percepisce immagini, pensieri, emozioni e sensazioni corporee dell'evento senza poter prendere distanze dall'esperienza come invece sarebbe dovuto accadere, con il passare del tempo, in condizioni fisiologiche.
Il trattamento EMDR si focalizza sul ricordo dell'evento traumatico che causa il disagio attuale del paziente. L'elaborazione del ricordo durante la seduta si traduce nella desensibilizzazione e nel cambiamento di prospettiva cognitiva del paziente che finalmente vede la propria esperienza collocata nel passato, libera dalle sensazioni fisiche disturbanti e accompagnata dalle emozioni adeguate a “qui ed ora”.
In accordo con la teoria dell'origine multifattoriale dei disturbi mentali, l'esposizione agli eventi stressanti riveste un ruolo fondamentale come fattore scatenante di alcune psicopatologie, soprattutto in presenza di fattori predisponenti genetici o psicosociali. Per questo motivo l'applicazione di EMDR con tempo si è allargata anche ai disturbi che, pur non esaurendo i criteri diagnostici per DPTS, presentavano un possibile collegamento con un trauma, spesso infantile, riconoscibile nella storia del paziente.
Negli ultimi anni EMDR si sta affermando come una delle principali modalità d'intervento nel trattamento di:
  • Attacchi di Panico
  • Disturbi Dissociativi
  • Disturbi d'Ansia
  • Lutto irrisolto
  • conseguenze a distanza di tempo di abusi sessuali e/o fisici (problemi sessuali, disturbi alimentari, psicosomatici, abuso di alcool o di sostanze, ecc.)
  • Disturbo Ossessivo Compulsivo
autore: Dott.ssa Jolanta Burzynska (Siena)

martedì 21 aprile 2009

Come funziona la psicoterapia? di Silvia Foschetti

Alla base della sua efficacia sta il presupposto che la personalità degli individui si formi da un'interazione fra il bagaglio genetico e l'esperienza che ciascuno fa quando le strutture mentali sono ancora molto plastiche, cioè nel periodo che va dall'infanzia alla fine dell'adolescenza. In base a questo presupposto si sostiene che, se in seguito ad esperienze disfunzionali o dannose un individuo non ha potuto svilupparsi liberamente e autenticamente, a contatto con uno psicoterapeuta, in grado di porsi esclusivamente in funzione della crescita dell'altro, tale individuo ritroverà la strada per diventare veramente quello che è.

In generale la psicoterapia è l'intervento d'elezione nel caso in cui il disagio (in presenza o assenza di sintomatologia) sia pervasivo, duraturo e scarsamente o per niente flessibile e sia correlato a disfunzionalità intrapsichiche e interpersonali strutturate e complesse.
La psicoterapia non si applica soltanto sulla psicopatologia e sui disturbi della personalità, ma anche sulle crisi e rotture degli equilibri esistenziali che comunemente capitano durante il corso della vita, e per affrontare le quali in quel momento l'individuo sente di non avere risorse a disposizione (in questo caso corrisponde più ad un percorso di Counseling), oppure è molto efficace anche per chi, pur non avendo patologie specifiche, ha bisogno di fare un percorso di crescita evolutivo per diventare veramente se stesso.

Oltre ad una formazione basata sul "saper essere" in una sana relazione con l'altro (poichè egli stesso ha seguito almeno un percorso personale di psicoterapia), uno psicoterapeuta è anche formato sul piano del "saper fare", cioè del saper utilizzare le tecniche a volte indispensabili per affrontare una sintomatologia cronicizzata. A questo riguardo si è aperto il dibattito, fra i differenti indirizzi psicoterapeutici, su quale siano le tecniche più efficaci.

Fortunatamente in seguito, a partire dagli anni '80 negli USA, si è passati dai tentativi di dimostrare il primato di un modello teorico-operativo rispetto agli altri a mettere in evidenza ciò che di efficace risiede in ciascuno di essi. Viene così data rilevanza ai fattori comuni come determinanti nella riuscita dell'intervento di Psicoterapia. La più importante ricerca è stata effettuata nel '95 dal Consumer Reports (Rivista dei consumatori statunitensi) su 4000 persone che"negli ultimi tre anni avessero avuto stress o altri problemi emotivi per cui avevano cercato aiuto da una qualsiasi delle seguenti categorie di persone: amici, parenti o un membro della chiesa; un professionista della salute mentale; il medico di famiglia; un gruppo di supporto".
Tra i risultati è emerso che: nessuna modalità specifica di psicoterapia ha funzionato meglio di un'altra per qualsiasi problema.

Fortunatamente il generale declino della lotta ideologica tra orientamenti differenti ha favorito il confronto tra le diverse teorie e modi di fare terapia e in questo ambito si è sviluppato un dibattito su quali siano i fattori che rendono efficace la psicoterapia. Le ricerche sui fattori comuni hanno preso il via dal riscontro dell'insostenibilità dell'efficacia assoluta di un trattamento rispetto a un altro, per cui l'attenzione si è orientata a quei processi di cambiamento che attraversano in modo trasversale tutti i modelli terapeutici. Il principale fattore comune risiede nella qualità della relazione, determinata dal clima di accoglienza e fiducia, dalla corrispondenza delle aspettative psicoterapeuta-cliente e dall'alleanza collaborativa motivazionale.
Ecco dunque che si fa strada il movimento per l'Integrazione.

autore: Dott.ssa Silvia Foschetti

lunedì 20 aprile 2009

Psicologo, psichiatra, psicoterapeuta...quale specialista? di Jolanta Burzynska

Non è facile destreggiarsi fra le professioni che si occupano della salute mentale. Proviamo a delineare le competenze di alcune figure del settore sanitario, che hanno tutte in comune l'obbligo di: una laurea specifica, l'esame di stato e l'iscrizione all'Albo professionale.

1. Psicologo - laureato in Psicologia, iscritto all'Albo degli Psicologi. Studia i fenomeni della vita affettiva e mentale dell'uomo in condizioni normali o patologiche, le sue competenze riguardano varie aree del ciclo di vita delle persone. L'intervento dello psicologo consiste nella prevenzione, nel sostegno, nella diagnosi, nell'abilitazione e nella riabilitazione di individui, gruppi e comunità. Può effettuare colloqui, consulenze, test, utilizzare le tecniche di rilassamento e, dopo ulteriori corsi di formazione, eseguire interventi in ambito scolastico, giuridico (perizia psicologica), aziendale (formazione e gestione delle risorse umane), sportivo (Psicologia dello Sport), ecc. Non può fare nulla che possa configurarsi come terapia, perchè questa richiede il titolo di psicoterapeuta. Non può prescrivere farmaci, perchè non è un medico.

2. Psicoterapeuta - può essere laureato in Psicologia o in Medicina, deve essere iscritto all'Albo professionale degli Psicologi o dei Medici e inserito nell'elenco degli psicoterapeuti. E' in possesso di un diploma di specializzazione in Psicoterapia ottenuto dopo un corso quadriennale frequentato presso una sede universitaria o una scuola di specializzazione privata riconosciuta dal Ministero.Potete trovarvi perciò di fronte ad uno Psicologo psicoterapeuta o ad un Medico psicoterapeuta che hanno la stessa formazione in psicoterapia.

Esistono vari orientamenti in psicoterapia. Ognuno di essi trae origine da un quadro teorico differente, ma sempre più spesso gli psicoterapeuti usano contemporaneamente le tecniche provenienti da teorie diverse (psicoterapia integrata). Lo psicoterapeuta agisce sul disagio della persona utilizzando le tecniche proprie del modello teorico di riferimento. E' qualificato per la diagnosi e la terapia dei disturbi psichici e delle malattie mentali. In base alla propria formazione può fare interventi individuali per i disturbi più vari come ansia, DAP, fobie, depressione, disturbi alimentari, ecc., può trattare la coppia, la famiglia o il gruppo. Può inoltre utilizzare gli strumenti specifici della sua professione di partenza: lo psicologo psicoterapeuta può effettuare i test diagnostici e il medico psicoterapeuta può prescrivere i farmaci.

3. Psichiatra - laureato in medicina, ha conseguito la specializzazione in Psichiatria che lo qualifica come professionista competente nella diagnosi e cura delle psicopatologie. Si occupa delle patologie funzionali del cervello come, per esempio, schizofrenia, disturbi di personalità, depressione, attacchi di panico, disturbi alimentari, ecc. per la cura delle quali può ricorrere all'utilizzo di psicofarmaci o eseguire un intervento psicoterapeutico. Può esercitare la psicoterapia chiedendo l'inserimento nell'elenco degli psicoterapeuti al termine della specializzazione. Fino agli anni 80 un medico specializzato in Neuropsichiatria riassumeva in un unica figura professionale le competenze attualmente attribuite a due specialisti diversi: neurologo e psichiatra. E' rimasta la specializzazione unica in neuropsichiatria infantile.
Il neuropsichiatra infantile e' un medico specializzato nei disturbi neurologici e psichici dei bambini e adolescenti, p.es. epilessia, autismo, convulsioni febbrili. Puo' usare i farmaci e le terapie psicologiche e psichiatriche.

4. Neurologo - laureato in medicina e specializzato in Neurologia. Tratta le patologie del sistema nervoso e del cervello con una base organica come per esempio ictus, demenze, epilessia, morbo di Alzheimer, di Parkinson, cefalea, paralisi, sclerosi multipla, tumori. Non si occupa del disagio psicologico né delle conseguenze psicologiche delle malattie. Neurochirurgo esegue interventi chirurgici nelle patologie del sistema nervoso e del cervello (ernia del disco, tunnel carpale, tumori o emorragie cerebrali, ecc.).

Spesso non è possibile operare una scelta dello specialista soltanto in base al sintomo, in quanto:

- lo stesso disturbo può essere trattato efficacemente dagli specialisti e con i metodi diversi. Ad esempio, i disturbi d'ansia possono essere curati con i farmaci o con la psicoterapia, spesso il risultato dipende dalla gravità delle manifestazioni.

- un intervento sinergico porta frequentemente ai risultati migliori (depressione curata con i farmaci antidepressivi e la psicoterapia contemporaneamente o in sequenza)

- un sintomo può avere cause diverse, alcune organiche, altre funzionali.
La depressione può avere origine psichica ma potrebbe svelare una patologia della tiroide, un mal di testa può essere psicosomatico ma prima di un trattamento psicoterapico devono essere escluse le cause neurologiche.

L'atteggiamento più corretto per operare la scelta giusta è quello di rivolgersi al proprio medico di fiducia che con un colloquio e, se necessario, con opportuni accertamenti diagnostici potrà escludere alcune cause del vostro disagio e dare un orientamento di massima alla vostra ricerca.

autore: dott.ssa Jolanta Burzynska

(tratto dal mio articolo "Psichiatra, psicologo, psicoterapeuta....da chi vado?! " pubblicato 18.04.2009 su: http://www.ilcittadinoonline.it/ )
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